domenica 21 maggio 2017
giovedì 11 maggio 2017
sabato 29 aprile 2017
L' APE: FONTE D'ISPIRAZIONE
Volendo
approfondire il tema del mio progetto ho fatto diverse ricerche per
capire in che modo l'organizzazione e l'intelligenza di questo
piccolo animale possa aiutarmi nella composizione progettuale. L'
analisi non è stata breve, anzi, le curiosità su questi insetti non
sono poche ma è affascinante come la selezione naturale le
abbia portate ad affinare un istinto così efficiente.
Nonostante
ciò solo negli ultimi 5 anni in Europa la diminuzione ha raggiunto
il 50% e il 30% in Italia; la moria delle api è ormai una crisi
mondiale di cui prendere coscienza.
Il
mio progetto si propone come un insieme di connessioni tra natura e
uomo attraverso le quali permettere il ripopolamento dell'apis
mellifera e trasmettere all'uomo “l' istinto d'ape” .
L'ape
è infatti il terzo animale zootecnico più importante al mondo, dopo
il bovino, dopo il suino e prima del pollo. Si, perché se si mangia
una mela, o una pera, o un’arancia, è grazie all'ape.
L'ape
come si sa è un insetto sociale e il motivo per cui viene definito
tale è la sua capacità di organizzarsi in sciami, società in cui
ogni individuo adempie a compiti ben definiti che dipendono dalla
chimica del loro cervello e che mutano durante la loro vita:
le giovani di solito vanno a volare tra i fiori e procurare il cibo,
avanzando con l'età e cambiando gli ormoni, l’ape capisce che deve
diventare un ape soldato e difendere l’alveare, poi un’ape che si
occupa della rimozione delle altre api morte dall’ alveare, e così
via.
Un
lavoro di cooperazione globale che permette la vita e il
funzionamento del super-organismo che creano, elaborano e proteggono:
una fucina di collaborazione.
L'
ECONOMIA DELLE API
L'
ottima organizzazione è evidente anche nella costruzione del favo.
Il favo costituisce fondamentalmente l'arredamento e la dispensa
nella casa delle api e non è un caso, ma una scelta logica, che
l'istinto abbia portato le api all'utilizzo della forma esagonale.
L'esagono infatti è la figura geometrica che suddivide il piano con
il minimo perimetro
per
porzione di superficie e permette quindi la creazione di un reticolo
di un dato volume
con
la minor quantità di materiali, grazie anche all' adiacenza di molte
superfici. Anche le estremità chiuse delle celle contribuiscono
all'efficenza geometrica, hanno una forma triedrica piramidale tale
da permettere l' incastro di strati opposti, e il sostenimento della
larva seguendone le forme anatomiche.
Inoltre, il fatto che le pareti del fondo siano inclinate rispetto all'asse della cella, definisce una struttura scatolare di maggiore resistenza.
Inoltre, il fatto che le pareti del fondo siano inclinate rispetto all'asse della cella, definisce una struttura scatolare di maggiore resistenza.
Sanno
che alla base del risparmio c'è la manutenzione!?!
Oltretutto
è stato interessante scoprire che l'alveare è costantemente
mantenuto ad una temperatura di 36-37 gradi grazie alla propoli che
ha funzione di isolante nell'alveare oltre che di stucco e grazie a
delle api la cui funzione è mangiare e battere le ali per produrre
calore in modo da
tutelare le larve, che diventeranno le future api.
LA
COMUNICAZIONE E LA RETE
L'attento
studio delle api ha portato negli anni a nuove scoperte matematiche e
tecnologiche nel 2005 è stato teorizzato l'algoritmo delle api dal
prof. D.T.Pham, che utilizza una popolazione di agenti (in natura una
famiglia di api) per esplorare tutto lo spazio delle possibili
soluzioni. Una parte della popolazione (le api esploratrici) cerca a
caso in giro effettuando una ricerca globale. Gli agenti di maggior
successo (le esploratrici che trovano zone con abbondante
disponibilità di polline o nettare) reclutano un numero variabile di
agenti inattivi ( api bottinatrici) per cercare in prossimità delle
soluzioni più adatte (ricerca locale). I cicli di ricerca globale e
locale vengono ripetuti finche non viene scoperta una soluzione
accettabile (una zona in piena fioritura), o sono trascorsi un certo
numero di iterazioni (in natura il limite delle iterazioni è il
tramonto del sole).
Tale
algoritmomo descrive
fedelmente quello che fanno le nostre api esploratrici e
bottinatrici quando
la temperatura, le condizioni metereologiche e la luce del giorno
glielo permettono.
Una
rete ben organizzata di informazioni, soluzioni, ricerche e aiuto.
Altra
sensazionale scoperta attribuibile allo studio delle api è il
modello matematico formulato da L.Kleinrock che ha permesso lo
sviluppo del Packet Switching (commutazione a pacchetto) e la prima
trasmissione internet tra due computer. La nascita di uno strumento
oggi quotidiano e essenziale.
A Leonard
Kleinrock dobbiamo
anche la teorizzazione, sempre ispirata dalle api, dei sistemi di
calcolo distribuiti GRID, dei sistemi di storage distribuito CLOUD ed
infine, anche i computer nomadici.
E'
sensazionale come il nomadismo dei computer, cioè la loro capacita’
di essere spostati da un posto ad un altro e riadattarsi alle mutate
condizioni ambientali per riprendere a funzionare, come se non
fossero stati spostati, riprenda a pieno un aspetto caratteristico e
funzionale delle api.
Una
rete così organizzata e collegata, uno scambio di informazioni
continue, ricerche, aiuti, collaborazione che a pensarla in ambito
umano sarebbe un utopia.
Riporto nel link seguente un esempio attivo di nomadismo nell' apicoltura portato avanti da Giorgio Baracani, 350 alveari, apicoltore nomade da quasi un quarto di secolo
Api
e Fiori
Mi
propongo nel progetto una particolare attenzione alle tipologie di
fiori e piante che verranno inserite. I miei studi sulla questione
avranno modo di approfondirsi ancora, intanto per una idea globale
riporto alcune specie adatte, con la voglia di garantire la
biodiversità fioristica per il nutrimento oltre che per la
produzione.
L'idea
non vuole rimanere rinchiusa tra volumi in un lotto ma tramite una
rete, appunto ispirata alle api, distribuire e ampliare la
consapevolezza di una crisi pesante che sconvolgerà anche
l'agricoltura se non si interviene
Specie nutritive:
- Tarassaco
- Zinnia
- Calendula
- Dalia
- Ginestra
- Leguminose
Specie mellifere:
- Acacia (Robinia pseudoacacia L.)
- Acero campestre (Acer campestre L.)
- Agrumi (Citrus spp.)
- Borraggine (Borago officinalis L.)
- Caprifoglio (Lonicera caprifolium L.)
- Castagno (Castanea sativa Miller)
- Colza (Brassica napus L.)
- Edera (Hedera helix L.)
- Erba medica (Medicago sativa L.)
- Erica (Calluna vulgarisL.)
- Eucalipto (Eucayilptus camaldulensis Dehnh)
- Facelia (Phacelia tanacetifolia Benth.)
- Fruttifere (Prunus spp.)
- Girasole (Helianthus annuus L.)
- Ginestrino (Lotus cornicolatus L.)
- Lampone (Rubus idaeus L.)
- Rosmarino (Rosmarinus officinalis L.)
- Trifoglio violetto (Trifolium pratense L.)
- Tarassaco (Taraxacum officianle Weber ex F.H.Wigg.)
- Rododendro (Rododendrum hirsutum L.)
wikipedia.it
martedì 18 aprile 2017
SCACCHIERA
Mercato
di Santa Caterina E.Miralles e B.Tagliabue
"La arquitectura no es más que un modo de pensar sobre la realidad.
Así pues las meras construcciones se sobreponen a las existentes. Se mezclan, se confunden y deberán al final hacer aparecer ese lugar en sus mejores cualidades... Así parece lógico usar términos como conglomerado, hibrido... términos que intentan superar la dicotomía del blanco o negro."
L'architettura non è altro che un modo di pensare la realtà.
Dunque le semplici costruzioni si sovrappongono a quelle esistenti. Si mischiano, si confondono e dovranno, alla fine, far apparire quel luogo nelle sue migliori qualità... Quindi risulta logico usare termini come conglomerato, ibrido...termini che cercano di superare la dicotomia tra bianco e nero.
Ispirazione
per la mia scacchiera è stato il Mercato di Santa Caterina a
Barcellona che racchiude il pensiero dei due architetti Enric
Miralles e Benedetta Tagliabue, fondatori dello studio EMBT.
Prima
dell'incontro con l'architetto italiano, Miralles lavorò per un
lungo periodo con Carmen Pinos,
durante il quale operarono in coppia distaccandosi dalle tradizioni
locali e concependo un idea di architettura come metafora del
paesaggio. Inserirono tra le novità forme che consentissero
all'architettura di avvicinarsi alla natura in un dialogo unico tra
costruito e paesaggio. Novità che appartengono ad un periodo in cui
le città miravano a diventare centri di vita, di lavoro e di
attività, cercando di attrarre residenti e visitatori tramite anche
trasformazioni urbane e miglioramenti che puntavano al valore
culturale e all innovazione.
Dal
1991 la progettazione di Miralles proseguì in collaborazione con
Benedetta Tagliabue: i due, vincitori del concorso per rivitalizzare
l'intera area intorno al mercato, operano per il recupero del Mercato
di Santa Caterina, un' occasione per un ambiziosa riqualificazione
urbana.
La
risposta e la sfida dei due architetti è stata quella di stimolare,
attraverso il progetto, una riflessione sul tempo e sulle relazioni
che si possono instaurare con la storia e il luogo: la scelta di non
demolire completamente il vecchio mercato dimostra la volontà di
stabilire un dialogo con il passato senza stravolgere l'ambiente. Il
progetto risulta essere un segno che si somma a quelli che hanno
formato nel tempo il mercato: si assiste quindi ad una
sovrapposizione di strati l'ultimo dei quali è la copertura che,
come uno schermo pixelato dall'andatura variabile nasconde sotto un
unico gesto l'insieme delle funzioni sottostanti. Il programma ha due
scelte strategiche, mantenere la memoria storica tenendo intatta
l'originarietà del mercato stravolgendola però con l'originalità
della copertura.
Analizzando
il progetto e scomponendolo ho creato la mia scacchiera ribaltando il
concetto di protezione e di raggruppamento data dalla copertura.
nella
scacchiera infatti la rottura del recinto fa fuggire tutti i singoli
volumi che si disperdono conservando il loro imprinting, mantenuti
insieme da ciò che prima lì proteggeva, l'
elemento unificatore che si scompone aprendosi e modificando le curvature.

giovedì 30 marzo 2017
Land scape
e
Il luogo del mio imprinting è casa mia, un po' ovvio, eppure diciamo che l'imprinting è risultato non proprio dalla casa in se, quanto dal rapporto che la casa ha, o forse è meglio dire aveva, con l'intorno. Consideriamo ora la casa come sineddoche.
Fondi è una cittadina nel sud del Lazio con origini preromane in cui da sempre le favorevoli condizioni climatiche e l'abbondante irrigazione hanno favorito un'intenso utilizzo del suolo. L'economia locale è quindi fortemente legata alla produzione e alla distribuzione dei prodotti agricoli, anche se la tradizionale coltura di agrumi è stata soppiantata in anni più recenti da un'intensa coltivazione di ortaggi, primizie in serra e frutta di ogni tipo.
Fondi è sede del secondo centro di distribuzione agroalimentare all'ingrosso d'Europa (M.O.F.), secondo solo a quello di Parigi.
E casa mia ovviamente si trova qui. Un luogo curioso in cui mare pianura lago e collina si incontrano.
Evidente è come l'agricoltura sia di tradizione e come l'uomo viva bene incastrato con la natura che lo circonda, sapendo come utilizzarla, rapportandosi ad essa con capacità ed attenzione.
La terra è un bene e come tale va rispettato, e i fondani lo sanno bene. Quando coltivi la terra c'è un amare, c'è un saper dare per poter poi ottenere, c'è un cooperare da pari quali uomo e natura.
E finchè l'uomo pensava cosi finchè l'uomo riconosceva nella natura una dea feconda e finchè gli interessi non si sono immessi nel decorso delle cose (interessi, non necessità) la natura viveva come terra e non come suolo, dialogando con le città e con l'uomo in un discorso di ciclicità in cui l'uno dava all'altro.
Ma l'aumentare della popolazione e il mutare dei bisogni stringono in un cappio sempre più stretto questo rapporto e questa cultura di rispetto, di utilizzo ma non di devastazione.
La devastazione che arriva quando l'uomo con la sua mano, spesso disonesta, rovina le sue stesse risorse per guadagnare, sicuramente non il benessere. Da ciò ne deriva un uso del suolo smodato rompendo la ciclicità e dirigendosi in un senso unico nel quale la terra darà per l'ultima volta quando verrà seppellita dal cemento. Il cappio così finisce di stringersi soffocando la natura in una stretta di edifici, abitazioni, infrastrutture molte volte pensate male, ed altre volte non pensate.
Ho sentito sul mio nido, questa stretta troppo rapida del costruire l'inutile invece di recuperare, valorizzare e pensare il mondo che ci ospita.
Era una delle poche casette disperse per quella via considerata campagna, era infatti contornata da arance, ulivi, una marea di campi incolti e il nostro orto, correvo per le stradine che erano solo terra battuta, i fossi, le rane, e le cadute con la bici, le pozzanghere e tornare fradicia e i pomeriggi a piantare i semini, ad innaffiare i germogli e a raccogliere le fragole.
E poi nel giro di dieci anni il cappio si è stretto anche attorno alla mia casina, palazzine come funghi recinzioni asfalto dossi cartelli abusivismo strade parcheggi cantieri, il tutto a discapito del verde e dei campi coltivati.
Insomma il mio imprinting è stato dato semplicemente dall'evolversi dei bisogni e dal palesarsi anche nel mio piccolo di evoluzioni e meccanismi mondiali, facendomi percepire come la terra, fagocitata dal terribile uomo, grida alla rivalsa.
Un grido che è rimasto impresso.
![]() |
| caos |
![]() |
| il grido |
giovedì 23 marzo 2017
Iscriviti a:
Post (Atom)


























